A Torremaggiore vi era dunque una torre romana? La risposta potrebbe essere fornita, con molta probabilità, da un importante reperto d’epoca romana custodito proprio a Torremaggiore, ben visibile sulla torre campanaria della chiesa matrice di San Nicola.

La lapide, di forma parallelepipeda, in pietra calcarea bianca e spezzata in due frammenti, è posta sul paramento esterno del terzo piano del campanile, inerente la facciata Est prospiciente via Fiorentino. Analizziamo, pertanto, prima il testo dell’epigrafe latina che così recita:
P (ublius) TARSAEUS P (ubli) F (ilius) AED (ilis) TURRIM DE SUA PEQ (unia) F (aciundam) C (oeravit) EID (emque) PRO (bavit). CONST (at) (sestertium) (quindicim milibus)1.
L’epigrafista Angelo Russi, che ha studiato e trascritto il reperto, lo data intorno alla metà del I sec. a.C. per alcuni elementi che lo caratterizzano: l’ordine grafico e l’ordine letterario arcaico con cui è stato scritto.
Angelo Russi ipotizza che essa “fosse stata presa allora insieme ad altro materiale lapideo da Civitate, ormai abbandonata e trasformata dai suoi abitanti, trasferitisi nella vicino S. Paolo, e da quelli dei paesi circonvicini in cava di pietre“. Altri, invece, tra cui il Carlucci, ne danno un’altra versione che si riporta in nota2.
Veniamo ora all’interpretazione dell’epigrafe. Il personaggio, che ricopriva la carica di aedilis, curò a sue spese la costruzione di una torre. L’aedilis era uno dei due magistrati cittadini di un municipium romano, che aveva il compito di aver cura degli edifici pubblici, sorvegliare i mercati con compiti di polizia, organizzare i giochi e gli spettacoli. Si concorda indubbiamente con Angelo Russi che Publio Tarseo dovesse ricoprire tale carica, con tutta probabilità, nella città di Teanum Apulum, nel cui territorio ricadeva la zona di Torremaggiore3. Ma alla luce dello studio sinora condotto sul territorio ed esposto nelle pagine precedenti, è possibile ed è alquanto legittimo formulare una congettura diversa da quella ipotizzata dallo stesso epigrafista, circa la provenienza del reperto, in quanto il sito su cui sorge l’odierna Torremaggiore non può essere avulso dal suo naturale vissuto in epoca romana e poteva ben ostentare la sua torre romana, quale sede di una guarnigione militare di controllo, provata proprio dall’esistenza dell’epigrafe conservata sul campanile della chiesa matrice.
La presenza e l’impegno di Publio Tarseo non sembrano tuttavia esaurirsi nei limiti di un assai probabile rapporto di patronato, ma estrinsecano un gesto di liberalità verso gli assegnatari dei terreni agricoli adiacenti alla torre stessa, che possono godere di una struttura difensiva e, al tempo stesso, rispondono alle esigenze politico-amministrative del governo prefettizio locale e regionale, tendenti a rafforzare militarmente le posizioni lungo la frontiera Nord dell’Apulia, continuamente sollecitata da rivolte come quelle successe ai tempi delle riforme graccane.
Il contenuto di questo articolo si collega a quello precedente, denominato: “Torremaggiore e il suo vicus d’epoca romana”.
MONUMENTO FUNERARIO IN LOCALITÀ FIGURELLA
Tra altri ritrovamenti, avvenuti in agro di Torremaggiore, è interessante quello della località Figurella4. un monumento funerario raffigurante fasci littori ed ora conservato nel Museo dell’Alto Tavoliere. La sua struttura era forse a dado o ad ara; la datazione si pone in età augustea-primo imperiale5.
Il rilievo con fasci littori veniva utilizzato per indicare che il defunto rivestita la carica di magistrato, anche se nel nostro caso è difficile arguire a quale magistratura fosse afferente il reperto. Il monumento era posto lungo una delle direttrici viarie che congiungevano Teanum Apulum a Luceria, due città entrambe dotate di magistrature, cui erano assegnate dei littori. Dagli studi compiuti risulta che il punto di ritrovamento del reperto sia attribuile all’ager teanensis6.
TESORETTO DI DENARI ROMANI
Nella documentazione d’archivio della Soprintendenza Archeologia della Puglia risulta che un ripostiglio di denari romani, risalenti all’età repubblicana, è stato rinvenuto nel 1936 in agro di Torremaggiore, precisamente nel fondo denominato “Lucrezia”, sito in località “Portata di S. Antonio”. In un primo momento, i due toponimi, non rintracciabili sulla cartografia attuale, sono stati attribuiti all’area della Contrada S. Antonino da Capo in agro di San Severo, interessata ad estesi rinvenimenti di età romana.
Italo Muntoni ha fatto osservare che l’identificazione attribuita, pur coerente con il contesto dei rinvenimenti, risulta non pienamente confermata dal punto di vista topografico, per cui ha proposto una diversa localizzazione del luogo di interramento del ripostiglio, questa volta in agro di Torremaggiore e, precisamente, nei pressi della Masseria Figurella Nuova, dove tutt’ora esiste un podere denominato di S. Antonio7.
Altri studiosi, invece, propendono di identificare il luogo del tesoretto di Torremaggiore in un’area posta un poco più a Sud, in località Contrada S. Antonino, anch’essa situata lungo un importante asse viario, il ramo della Teanum Apulum-Luceria che passava nei pressi di Fiorentino.
- L’epigrafe è stata studiata e pubblicata dal prof. Angelo Russi in: Teanum Apulum. Le iscrizioni e la storia del Municipio. Roma 1976, pagg. 50-52. ↩︎
- Severino Carlucci, pur mettendo in correlazione l’epigrafe posta sul campanile di San Nicola con una torre romana costruita sul sito dell’odierno Castello di Torremaggiore, distorce sia lo sviluppo dell’iscrizione latina e sia l’interpretazione del Russi, al quale egli disse di essersi rivolto, perciò ne muta gli obiettivi e le finalità. Egli va oltre l’individuazione della struttura muraria che recava l’iscrizione e le assegna una funzione tutt’altra che di semplice controllo militare del territorio. A suo avviso, si trattava di una costruzione a forma quadrata che era la parte più imponente di una grande opera idrica fatta costruire appositamente dai Romani per alimentare sia centri urbani sia semplici fattorie rurali. Riporto brevemente la sua versione: “I villani ed i coloni stanziatisi in questa zona nelle varie fattorie romane preesistenti o nelle case coloniche costruite ex novo costituirono una «Appendithia» di Teano e la Magistratura cittadina, per sopperire alla mancanza di acqua potabile in questa zona, fece costruire un acquedotto sotterraneo convogliandovi in esso le acque freatiche sgorganti dal lato meridionale della collina di Pagliaravecchia. Lo munirono di una serie di «Torri di convogliamento», di canali di discarica, di «castella di erogazione» e lo «affiancarono una strada di servizio. Stabilirono il suo tracciato lungo la linea di displuvio che da Fontananuova, per Coppa la Breccia e Torrevecchia, porta alle Masserie Cisterne»”. Riferendosi alla torre fatta costruire da Publio Tarseo, continua:
“Era di fattura quadrata e superava i venti metri di altezza. Era superiore per mole e per importanza a tutte le altre torri di servizio e per questo veniva denominata «Turris Majoria» o la «Torre Maggiore»”. E più avanti: “Torremaggiore e San Severo traggono le loro comuni origini da questo acquedotto che a ragione potrebbe definirsi «il primo acquedotto interamente pugliese»”.
Con gli strumenti di cui si dispone non si è in grado di accertare la validità di questa tesi, che sostiene l’esistenza nel nostro territorio di un progetto d’ingegneria idraulica, in epoca romana, assai ambizioso. I dubbi restano e sono tanti. A tal proposito, il prof. Michele Fuiano nel 1987, in qualità di docente presso l’Università di Napoli, scrisse le testuali parole: “Ho letto i due articoli del Carlucci… E’ chiaro e l’ho ripetuto al Carlucci due anni fa che in quella maniera non si fa storia: anche se vi sono dei dati che si prestano indubbiamente ad ulteriori ricerche ed approfondimenti”. Fuiano M., Missiva del 5.2.1987, in: Archivio privato dell’autore del blog.
Il Carlucci, difatti, non prova l’origine romana di Torremaggiore, né l’esistenza dell’acquedotto romano. A parte l’epigrafe di Publio Tarseo, null’altro sembra sia emerso dagli studi che possano mettere in correlazione questo reperto con quel complesso sistema idraulico, né a livello storico-letterario, né epigrafico, né archeologico. ↩︎ - Cfr. Panzone C., Historia di Torremaggiore e del suo territorio dal neolitico ai giorni nostri. Tomo I. Modugno, Favia, 2017, pagg. 75-76. ↩︎
- Cfr. Alvisi G., La viabilità romana della Daunia. Bari 1970, pag. 81. In tutta la zona compresa tra il sito archeologico di Fiorentino e la Masseria Figurella, a cavallo del canale La Bufola sono state rinvenute le tracce di varie fattorie di piccole dimensioni d’epoca romana. ↩︎
- Cfr. Blundo A. G., Monumenti funerari romani in Daunia, in: Atti del 17° convegno nazionale sulla Preistoria – Protostoria e Storia della Daunia (San Severo 6-7-8 dicembre 1996). Foggia 1999, pag. 311. ↩︎
- Cfr. Panzone C., Historia di Torremaggiore e del suo territorio, I, cit., pagg. 76-77. ↩︎
- Cfr. Muntoni I. M., Torremaggiore: contesto territoriale e dati archeologici, in: Notiziario del Portale Numismatico dello Stato 8, 2016, pagg. 122-136. ↩︎




