Prima che i Longobardi arrivassero in Puglia, il promontorio del Gargano esercitava già un notevole richiamo di pellegrini verso Monte Sant’Angelo, dove secondo una tradizione diffusa e radicata sarebbe apparso San Michele Arcangelo in una grotta sulla sommità del monte. Tale fenomeno, che lasciò di sé profonda impressione nella coscienza religiosa del Medio Evo, dovette essere davvero rilevante se il luogo divenne presto meta di pellegrinaggio universale, destinato a essere tra i più visitati di tutti i tempi. Vi passarono non solo poveri pellegrini e mercanti, ma anche nobili e guerrieri, pontefici e cardinali, principi, re e imperatori, nonché uno stuolo di uomini venerati santi dal popolo e dalla Chiesa1.

I Longobardi di Benevento seppero approfittare della sacralità del santuario garganico per dare una giustificazione geo-politica del proprio potere. Prendendone possesso, in seguito ad una contesa militare con i Bizantini avvenuta intorno al 650, non solo portarono a termine la conquista di maggiore rilievo effettuata in territorio pugliese, ma si crearono lo strumento per estendere il dominio su gran parte dell’Italia meridionale. In quell’anno, secondo quanto tramanda Paolo Diacono, alcuni Bizantini o meglio alcuni non precisati Greci, identificabili forse, secondo la più aggiornata storiografia, con predoni provenienti dal Mediterraneo orientale2, attaccarono il santuario di S. Michele per saccheggiarlo. Il duca longobardo Grimoaldo I (647-662), accorso prontamente sul Gargano, respinse l’attacco dei nemici infliggendo loro una grave sconfitta l’8 maggio 650. Questo episodio ebbe una notevole eco tra i Longobardi, la cui storiografia, da Erchemperto alla Chronica S. Benedicti Casinensis, nel IX secolo ha continuato ad esaltare l’evento come frutto della protezione dell’Arcangelo Michele.
Afferma Giorgio Otranto: “Esso segnò ufficialmente l’inizio di quel singolare e duraturo legame tra la dinastia longobarda e il culto micaelico che ebbe, per tutta l’epoca medievale, numerose significative attestazioni in ambienti colti e popolari e in fonti di ogni tipo, da quelle epigrafiche3 a quelle archeologico-monumentali, iconografiche ed archivistiche… Lo stesso Grimoaldo volle e seppe sfruttare l’episodio per fini politici: si presentò come protetto dall’Arcangelo, facendo apparire quella vittoria come voluta da lui, e finì col fare del culto micaelico, praticato da Longobardi ariani e Longobardi cattolici, un instrumentum regni per l’unità di tutti i suoi sudditi.”4
Dopo quella vittoria i Longobardi scelsero come loro protettore proprio l’Arcangelo, considerato il santo guerriero per antonomasia, il solo in grado di proteggerli in battaglia e la grotta divenne il loro santuario nazionale5, verso cui fecero affluire importanti lasciti e donazioni6. Forti di questo celeste patronato ed approfittando di un momento di debolezza dei Bizantini, i Longobardi seppero presto non solo assoggettare l’intera Daunia, ma estendere il proprio dominio su gran parte della Puglia e delle altre regioni meridionali.
Con l’avvento alla guida del ducato di Benevento di Romualdo I (662-687), figlio di Grimoaldo, si ebbe la definitiva conversione dei Longobardi al cattolicesimo e l’abbandono di riti ed usanze pagane a favore del rafforzamento del culto micaelico e di quello della Vergine Maria. Per agevolare l’accesso alla grotta, méta di grandi pellegrinaggi, Romualdo promosse lavori edilizi all’interno del santuario, cui fa esplicito riferimento un’iscrizione dedicatoria dello stesso committente7.

in posizione orizzontale al centro del pilastro, in una delle due cripte
d’epoca longobarda.
La tradizione diffusa circa le apparizioni dell’arcangelo Michele sul Gargano attirò in modo particolare l’attenzione dei popoli cristiani, tanto che il santuario-grotta del promontorio divenne meta ininterrotta di pellegrinaggi già a partire dal sec. V, in coincidenza soprattutto delle due festività dell’8 maggio e del 29 settembre, riguardanti rispettivamente l’apparitio sul monte Gargano e la inventio della chiesa8. Le folli erano attratte soprattutto in quelle due date dalla fama dei miracoli operati dall’Arcangelo, la cui virtus taumaturgica, in quei giorni si manifestava in maniera particolarmente evidente tramite l’acqua che sgorgava cristallina dalla roccia della grotta e che, raccolta con un secchiello, veniva bevuta dai pellegrini9.
Grimoaldo con la sua ascesa al trono di Pavia (662) diffuse la devozione dell’Angelo guerriero anche tra i Longobardi del Nord Italia10, cosicché l’esaltazione della tradizione garganica non rimase circoscritta agli ambienti beneventani, ma interessò anche la dinastia pavese e tutta la produzione storiografica altomedievale longobarda11.
All’espansione longobarda, corrispose anche una maggiore veicolazione del culto micaelico, tanto che l’immagine del Santo finì per essere rappresentata sulle monete e persino sugli scudi militari. Promotore ne fu Cuniperto (688-700), il più devoto dell’Arcangelo tra i successori di Grimoaldo sul trono di Pavia e, quale re d’Italia, gli dedicò innumerevoli chiese anche nel Settentrione. Secondo gli storici si deve proprio ai Longobardi, in lotta contro i Bizantini, la diffusione a livello europeo del culto dell’Arcangelo. Così il santuario di S. Michele sul Gargano si caratterizzò per un preciso ruolo di mediazione tra la promozione di una fede popolare e il consolidarsi di una politica religiosa, attestata dal consistente corpus epigrafico ed iscrizioni di apparato12, risalenti all’età longobarda.

Al tempo stesso, i Longobardi seppero svolgere uno straordinario ruolo propositivo nella transizione culturale tra la classicità e il Medioevo; un ruolo ritenuto ‘cardine’ nella elaborazione e diffusione di quelle impronte culturali, artistiche, politiche e religiose d’influenza benedettina, che dal territorio italiano si diffusero in tutta Europa e sulle quali si è articolato il successivo millennio della storia occidentale.
- Cfr. Cavaglieri M., Il Pellegrino al Gargano ragguagliato della possanza beneficante di San Michele nella sua celeste basilica (dal Padre Frà Marcello Cavaglieri da Bergomo dell’Ordine de’ Predicatori). Macerata 1680, pagg. 221- 520 passim. L’autore cita uno per uno i nomi degli illustri visitatori di Monte Sant’Angelo, riportando per ciascuno di essi notizie biografiche e ampi dettagli in merito alle visite avvenute. ↩︎
- Cfr. Bedina A., Grimoaldo, re dei Longobardi, in: Dizionario biografico degli Italiani. Vol. 59. Roma, Istituto Treccani, 2003. ↩︎
- Secondo Giorgio Otranto si tratta di un vero e proprio corpus epigrafico altomedievale longobardo (VII-IX secolo), che, accanto ad epigrafi “di apparato”, dedicatorie e votive, presenta brevi espressioni, semplici antroponimi e una ricca serie di linee, segmenti, nodi, stelle, figure geometriche deformate e diversi simboli, tra i quali prevale il signum crucis, eseguito generalmente in maniera assai semplice. ↩︎
- Otranto G. – Carletti C., Il Santuario di San Michele Arcangelo sul Gargano dalle origini al X secolo. S. Spirito – Bari, Edipuglia, 1990, pag. 41. ↩︎
- Cfr. Otranto G., Il “Liber de apparitione”, il Santuario di San Michele sul Gargano e i Longobardi del ducato di Benevento, in: AA.VV., Santuari e politica nel mondo antico, a cura di M. Sordi, Milano 1983, pagg. 236-240; Idem, Il “Regnum” longobardo e il santuario micaelico del Gargano: note di epigrafia e storia, in Vetera Christianorum n. 22, 1985, pagg. 165-180. ↩︎
- Monumenta Germaniae Historia, in: “Scriptores rerum Langobardicarum et Italicarum secc. VI-IX”. Annoverae 1878, pag. 541; cfr. Tancredi G., Apollo e l’Arcangelo S. Michele nella religione, nella storia e nell’arte. Roma 1931. ↩︎
- La traduzione dell’iscrizione, riportata in una mostra permanente all’interno del santuario, è la seguente: “Spinto dalla devozione, per ringraziamento a Dio e al Santo arcangelo, il duca Romualdo volle che si realizzasse (la costruzione del santuario) e ne fornì i mezzi. Gaidemari fece”. ↩︎
- Cfr. Otranto G., Riflessi del culto di San Michele del Gargano a Sutri in epoca medievale, in; AA.VV., Il paleocristiano nella Tuscia. Atti del II Convegno, Viterbo 1983, Roma 1984, pagg. 58-59. ↩︎
- Cfr. Otranto G., Il pellegrinaggio micaelico dal Gargano all’Europa, in: AA. VV., Munera Amicitiae. Studi di storia e cultura sulla tarda antichità offerti a Salvatore Pricoco (a cura di Rossana Barcellona e Teresa Sardella). Soveria Mannelli, Rubbettino ed., 2003, pag. 334. ↩︎
- Cfr. Jarnut J., Storia dei Longobardi. Il Giornale – Biblioteca storica n. 22. Torino, Einaudi, 2002, pag. 70. ↩︎
- Otranto G. – Carletti C. 1990, Il Santuario di San Michele …, op. cit., pag. 48. ↩︎
- Cfr. Carletti C., Iscrizioni murali, in: AA. VV., Il Santuario di S. Michele sul Gargano dal VI al IX secolo. Contributo alla storia della Langobardia meridionale, “Atti del Convegno, Monte Sant’Angelo 1978”, a cura di C. Carletti, G. Otranto, Bari 1980, pp. 7-180; Arcamone M. G., Antroponimia altomedievale nelle iscrizioni murali, ivi, pp. 255-315; Mastrelli C. A., Le iscrizioni runiche, ivi, pp. 319-336; C. D’Angela, Gli scavi nel Santuario, ivi, pp. 355-378. ↩︎